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IGNORA QUELLO CHE IL MONDO DICE SULLA VERGINITÀ

Mi sono rannicchiata in un angolo del divano e ho puntato il telecomando verso la TV e ho navigato il canale su TV Land, dove un personaggio femminile di una sitcom sullo schermo ha fatto una scoperta “scioccante”:

Suo figlio non aveva mai fatto sesso.

“Ventisei anni e ancora vergine”, ha detto.  “The Elephant Man ha perso molto prima di te la verginità”.

Questa battuta era qualcosa di molto grossolano all’interno della commedia che stavo guardando,  si trattava, infatti, di un riferimento a un ragazzo (elephant man) con gravi deformità fisiche che viveva a Londra nel 1800. Si trattava di una di quelle classiche promozioni nozionistiche imprecise che fanno tutti;  ovvero che le persone vergini lo sono perché c’è qualcosa che non va in esse (per esempio io ho 28 anni e non ho mai fatto sesso);  oppure che le vergini non sono buone come le persone che hanno fatto sesso.  E allora ho messo giù il telecomando, desiderosa di vedere di più su come la TV via cavo tratta le persone sessualmente inesperte.

Durante il resto dell’episodio, la madre del giovane adulto ha definito la sua verginità “un problema”.  Dopo che finalmente è andato a letto con qualcuno, sua madre ha dichiarato ciò che sperava da tempo di poter dire: “Il mio bambino è un uomo!”

La voce del personaggio è una delle innumerevoli nella nostra cultura che dice che c’è qualcosa di brutto nel non fare sesso, qualcosa di sbagliato in te per aver deciso di non farlo.  A tutti coloro che hanno ricevuto quel tipo di messaggio, offro questa osservazione:

Ignoralo.

Ignoralo perché non tutti lo fanno.  Le persone che stanno custodendo il fare sesso – o che lo faranno d’ora in poi – possono essere poche e lontane tra loro, ma nessuna è sola.  E sia Io che i miei amici ne siamo la prova.

Ignoralo, perché la verginità di qualcuno non è un problema.  La paura di qualcun altro, invece, dovrebbe esserlo. La nostra cultura non scoraggia la verginità perché è cattiva, ma lo fa perché è diversa ed è dura. Viviamo in una cultura che,  erroneamente, apprezza l’adattamento più di quanto apprezzi la castità, che richiede, invece, l’astinenza dal sesso al di fuori del matrimonio conducendoci verso l’amore autentico.

Ignoralo, perché l’esperienza sessuale non è ciò che rende un ragazzo un vero uomo o una ragazza una vera donna.  Il sesso non è un rito di passaggio; ma è l’immagine e il rinnovamento di un legame costruito dal matrimonio, pensato per unire gli sposi e creare nuova vita.  “La nostra cultura glorifica l’abilità sessuale: molte persone presumono semplicemente che l’esperienza sessuale e la maturità personale vadano insieme e che chiunque sia vergine o inesperto sia un bambino”, hanno scritto Margaret e Dwight Peterson nel loro libro Are You Waiting for the one ?  “…In realtà”, continuavano gli autori, “esperienza e maturità non sono la stessa cosa”.

Ignoralo, perché ci è stato ordinato di non conformarci a questo mondo (Romani 12:2), e perché ciò che gli altri pensano di noi è irrilevante per il nostro valore.  La cultura che ci circonda non può decidere quanto siamo bravi;  Dio lo fa e ci ha mostrato quanto siamo bravi creandoci a sua immagine.

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Arleen Spenceley è autrice del libro Chastity is For Lovers: Single, Happy, and (Still) a Virgin, che sarà pubblicato da Ave Maria Press nell’autunno 2014. Lavora come scrittrice per il Tampa Bay Times.  Ha una laurea in giornalismo e un master in consulenza, entrambi presso la University of South Florida.  Scrive su arleenspenceley.com e twitta @ArleenSpenceley.  Clicca qui per metterle mi piace su Facebook.

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